Penetranti

Queste opere evocano, in senso biografico, un periodo cruciale della sua esistenza. Anche la materia dei suoi
lavori, segnata da rilievi e depressioni, asperità e levigatezza, è il frutto di una personale riflessione esistenziale.

«Negli ultimi due anni l’artista ha raccolto grandi soddisfazioni, come il primo premio al simposio internazionale di
Barth, in Germania, il ciclo di lezioni e conferenze per il Seto International Ceramic & Glass art Excange Program,
in Giappone, e l’invito a realizzare opere il museo della ceramica contemporanea a Fuping, in Cina. Eventi
importanti, ma anche fatica e stress. Risultati professionali che, però, hanno coinciso con amarezze, problemi
legati alla quotidianità e alla burocrazia, “chiodi in testa”, appunto, coagulati nel bronzo tenebroso dei “Penetranti”,
profili quasi mostruosi, irti di appendici aguzze, presenze inquietanti catafratte in ruvide corazze, piovre in agguato:
“C’è un filo che lega questi lavori ai precedenti – spiega Leverone – Questo senso del difendersi dalle violenze
dell’esistenza è già nelle vecchie forme che ho esplorato, scudi, gusci, tartarughe.” Che il vissuto di un artista si
traduca nei suoi lavori è cosa probabilmente normale, ma Leverone ha un modo speciale di circostanziarlo.» Rolli
Stefano, Leverone, arte come difesa dalle violenze dell’esistenza, “Il Secolo XIX – Levante”, 21 marzo 2009, p. 34.

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